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sabato 20 ottobre 2012

Il Teorema della Corda

Da una parte l'uomo; dall'altra il potere, e la logica, ed il mistero, l'oscuro, la follia, la giustizia.
Diadi molteplici che raccontano una medesima storia, oppure molteplici storie che raccontano una stesso binomio. Ed, in effetti, "Il teorema della corda" intona, con voce cristallina, bianca e trasparente contrasti continui che formano il nucleo pesante di una realtà esasperata.
Sullo sfondo, protagonista inconsapevole, ma anche sorniona, meravigliosa e contrastata, una città che dalla contraddizione trae il proprio tratto distintivo, che esaspera gli squilibri fino a farli divenire armonia.
E' questo il mondo di Pietro Maiorana di Altomone, palermitano, professore, matematico, bello come il sole e umbratile come la luna; questa è la sua Napoli, terra di adozione e patria di elezione.

Nicola Oddati, accompagnato da Pitagora, Euclide e Newton, si immerge in un mondo che è un micro-cosmo, lo guarda da molti punti di vista, lo squaderna con uno stile ed una leggerezza che hanno pochi rivali ed accompagna il lettore alla scoperta di una umanità dai tratti folli, ma anche nobili, arguti e sornioni.
Gli ingredienti: un suicidio molto sospetto (quello di un leader politico di primo piano, rottamatore ante-litteram e moralizzatore post-moderno); un questore (Antonio De Girolamo) che ha tutti i caratteri dell'uomo dello stato (ma di quelli saggi, però, di quelli che servono, nel senso che sono al servizio delle istituzioni e che sono utili); un avvocato-mentore (Agatino Dell'Aquila) che conosce la vita a tal punto da poter essere sornione e geniale, irriverente e sferzante, capace di trattare con il sovrano, ma anche con il detestabile; una inquirente stupenda (Silvana Budrio), fresca, viva, donna che azzarda ed usa una diplomazia scaltra ed avveduta; e poi un Sindaco, la sua Giunta, il suo staff, la costruzione della metropolitana, palazzo San Giacomo ed i luoghi dell'autorità fondata sulla forza bruta.
L'insieme di questi elementi permettono all'autore di attraversare, analizzare e scomporre il mondo, spesso alienato, del potere, le dinamiche dell'esistenza umana e le storture della mente, il tutto con la logica ferrea di un'illuminista per scelta (il professore Maiorana) ed, al tempo stesso, con il supporto, quasi involontario, del mistero che si innesta nella storia attraverso visioni profetiche e preveggenti (sempre del professore Maiorana).
La storia è quella di una indagine, condotta da Maiorana e Dell'Aquila (accorsi in aiuto del questore) sull'omicidio dell'onorevole Caratiello e sui fatti crimonisi che si susseguono nel libro, scandendone il ritmo in un crescendo avvolgente.
Ma, forse, l'inchiesta è solo un pretesto per indagare ben altre realtà e, prima fra tutte, quelle del potere, vestito troppo spesso di una sacralità idolatra e pericolosa, esercitato secondo liturgie e rituali antichi, che trovano la loro prima esemplificazione nella setta pitagorica e nell'antica e nebulosa distinzione tra matematici ed acusmatici.
La doppia indagine di questo libro (quella su alcune morti, e quella sul potere) è condotta con una leggerezza e con lo sguardo divertito e distaccato del sapiente, e questo permette di leggere il libro con la stessa facilità con cui si beve un bicchiere d'acqua, tutto d'un fiato, lasciando al lettore una piacevole sensazione di refrigerio, di quelle che ti mettono il sorriso addosso, anche se negli angoli di quel sorriso, nascoste, si annidano piccole increspature di amarezza.
Un libro da leggere perché, anche se frutto della fantasia vivida e spregiudicata dell'autore, racconta una storia antica e sempre vera destinata, purtroppo o per fortuna, a ripetersi infinite volte, in un eterno ritorno dell'identico.

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