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giovedì 7 marzo 2013

Grillo e l'ombra della violenza nelle strade


Beppe Grillo rilascia una intervista al Times e tra le altre cose, esplicita la sua visione dell'Italia.
The county is divided in two. Those who voted for [the other parties], they're people who don't want to change things. Because they have high pensions. With the crisis, the prices are low. Maybe they have two houses, and you take away their housing tax. We have 18 million pensioners, 4 million state employees, that's 22 million people. Not all of them, but a big part, don't want change because they're surviving. The state is their employer. But the discussion will change, because soon there won't be public salaries or pensions. No money. The big industry is gone. From computing, mechanical, chemical, there's nothing left in this country. The small and medium enterprises were holding on, but they're closing by the thousands.
Il quadro è chiaro: in fondo, sembrerebbe che lui sia contro i pensionati e gli impiegati pubblici. La sua prospettiva di successo? Portare l'Italia allo sfascio e vincere, anzi, stra-vincere, sulla miseria e la povertà degli italiani. Insomma, il Beppe nazionale sa bene che le grida e le sue proposte avveniristiche trovano il loro terreno di coltivazione tra gli outsider, tra quelli che premono giustamente sui confini di un sistema economico ormai troppo chiuso, quelli che sono rimasti bloccati alla base di una "scala mobile sociale" inceppata da troppo tempo.
La conferma è nella sua stessa analisi della vittoria a mani basse ottenuta in Sicilia:
Why did we become the biggest party in Sicily? Not because of me. Because there's no more money.
Tutto ciò lascia perplessi e preoccupati. Così come atterrisce la profezia di Grillo:
If we fail, [Italy] is headed for violence in the streets.
Un'affermazione a doppia lettura: una possibile minaccia, oppure una rassicurazione circa il ruolo di "controllo sociale" che il Movimento a 5 stelle si propone di avere, incanalando la rabbia per evitare che esploda.

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